C’è una parte della retina, grande pochi millimetri, da cui dipende la capacità di leggere, riconoscere un volto o guidare un’auto: la macula. Quando questa zona si deteriora, si parla di degenerazione maculare legata all’età (AMD), la principale causa di cecità e ipovisione grave nelle persone over 60 nei Paesi occidentali. In Italia oltre un milione di persone convive già con questa condizione, a cui si aggiungono circa 500.000 nuovi casi ogni anno.
Esistono due forme principali di AMD. Per la forma “umida” la ricerca ha messo a punto terapie consolidate. La forma “secca”, che rappresenta circa l’80% dei casi e nella sua fase avanzata è nota come atrofia geografica, resta invece un terreno più complesso: a oggi non esiste ancora un trattamento risolutivo capace di ripristinare la retina danneggiata. È in questo scenario che si inserisce il Progetto L.U.C.Y., presentato in aprile a Venezia durante il convegno “Regenerative Ophthalmology for Retinal Disorders”, organizzato da Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS.
Che cos’è il Progetto L.U.C.Y.
L.U.C.Y. — acronimo di Lineage-guided Use of Cell-derived therapy for Yield improvement in age-related macular degeneration — è il progetto con cui Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, realtà con vent’anni di esperienza nella terapia cellulare delle malattie oculari, punta ad avviare il primo studio clinico italiano di terapia cellulare autologa per la degenerazione maculare secca. Il progetto nasce da una collaborazione internazionale con il National Eye Institute (NEI) di Bethesda, uno dei ventisette istituti che compongono i National Institutes of Health statunitensi, e in particolare con il gruppo di ricerca guidato da Kapil Bharti.
È importante essere chiari fin da subito: L.U.C.Y. non è una cura disponibile, ma un progetto di ricerca che mira ad avviare in Italia una sperimentazione clinica basata su un approccio già in fase di studio negli Stati Uniti.
iPSC: cellule del sangue “riportate indietro nel tempo”
Il cuore tecnologico del progetto sono le cellule staminali pluripotenti indotte, note come iPSC. Si tratta di cellule adulte — in questo caso cellule del sangue — che in laboratorio vengono riprogrammate fino a raggiungere uno stato simile a quello delle cellule staminali embrionali, capace in teoria di dare origine a diversi tipi di tessuto. La scoperta della riprogrammazione cellulare è valsa nel 2012 il Premio Nobel per la Medicina a Shinya Yamanaka e John B. Gurdon.
Nel contesto di L.U.C.Y., il percorso previsto segue tre fasi:
- Prelievo: si raccolgono cellule del sangue del paziente.
- Riprogrammazione: le cellule vengono indotte a diventare iPSC.
- Differenziazione: le iPSC vengono guidate in laboratorio a specializzarsi in cellule dell’epitelio pigmentato retinico (RPE).
Perché l’epitelio pigmentato retinico è così importante
L’RPE è lo strato cellulare che nutre e sostiene i fotorecettori, le cellule che catturano la luce e la trasformano in segnali nervosi. Nella degenerazione maculare secca, l’RPE si deteriora precocemente: senza il suo supporto metabolico, anche i fotorecettori vanno incontro a sofferenza e, nel tempo, a perdita di funzione. L’obiettivo delle sperimentazioni in corso — italiane e statunitensi — è intervenire nella cosiddetta “zona di transizione”, l’area dove l’epitelio è già compromesso ma i fotorecettori sovrastanti sono ancora vitali, per provare a rallentare la progressione del danno.
Il principio del trapianto autologo: ricerca, non terapia disponibile
Uno degli aspetti più innovativi riguarda la modalità con cui le cellule RPE vengono impiantate. Nel protocollo studiato dal NEI, le cellule derivate da iPSC vengono coltivate su una microstruttura biodegradabile a base di PLGA, un supporto che favorisce l’organizzazione delle cellule in un monostrato ordinato, prima dell’inserimento chirurgico vicino alla lesione retinica.
Trattandosi di cellule ottenute dal sangue dello stesso paziente, l’approccio è definito autologo: questo è pensato per migliorare la compatibilità biologica e potenzialmente ridurre alcuni rischi immunologici rispetto ai trapianti da donatore. È corretto sottolineare, però, che l’autologia non equivale all’assenza di rischi: il protocollo clinico statunitense registrato su ClinicalTrials.gov (NCT04339764) prevede comunque il ricorso a farmaci immunosoppressori nella gestione post-chirurgica.
A che punto siamo davvero
Lo studio statunitense collegato, condotto dal National Eye Institute, è un trial di Fase I/IIa, il primo negli Stati Uniti a utilizzare tessuto RPE derivato da iPSC autologhe per l’atrofia geografica avanzata. Il disegno prevede il trapianto in un occhio per un numero limitato di partecipanti (fino a 12), con un primo gruppo di cinque pazienti arruolati inizialmente, seguiti per un follow-up prolungato. L’obiettivo primario dichiarato non è dimostrare l’efficacia, ma valutare sicurezza e fattibilità della procedura, con particolare attenzione al potenziale oncogenico, cioè al rischio che le cellule trapiantate si moltiplichino in modo incontrollato. Nei test preclinici su modello animale non sono state osservate mutazioni associate a crescita tumorale, un dato che ha permesso di avviare la fase clinica.
In Italia, Fondazione Banca degli Occhi sta attualmente completando la fase di validazione del processo produttivo e l’iter autorizzativo presso gli enti regolatori competenti. Secondo quanto dichiarato dai responsabili del progetto, i primi interventi chirurgici sui pazienti italiani sono attesi, in via previsionale, nel 2027; si tratta di una proiezione soggetta, come ogni tempistica in ambito regolatorio e clinico, a possibili variazioni. Gli stessi ricercatori invitano alla cautela, ricordando che il percorso della ricerca in questo campo richiede tempi lunghi e verifiche rigorose, e che l’eventuale disponibilità di una terapia consolidata e ampiamente accessibile resta un orizzonte stimato in un arco di diversi anni.
Che cosa sappiamo oggi
Stato della ricerca: il Progetto L.U.C.Y. è in fase di validazione del processo e di iter autorizzativo in Italia; lo studio collegato negli Stati Uniti (NCT04339764) è un trial clinico di Fase I/IIa attualmente in corso.
Obiettivo iniziale: valutare sicurezza e fattibilità del trapianto autologo di cellule RPE derivate da iPSC, non dimostrarne l’efficacia terapeutica.
Tempi e limiti: i primi interventi in Italia sono previsti, in via ipotetica, nel 2027; il percorso verso un’eventuale terapia consolidata e ampiamente disponibile è stimato in diversi anni e resta subordinato ai risultati clinici e alle autorizzazioni regolatorie.
Perché questa ricerca interessa EternaCell
EternaCell non partecipa al Progetto L.U.C.Y. né ad altre sperimentazioni cliniche di questo tipo, ma osserva con attenzione ogni passo che la ricerca compie nel campo della riprogrammazione cellulare. Studi come questo mostrano concretamente come cellule del sangue possano, in determinate condizioni sperimentali, diventare il punto di partenza per la generazione di iPSC destinate a specializzarsi in altri tipi cellulari.
È esattamente questo il principio su cui si fonda il servizio MyCells: la conservazione delle cellule mononucleate del sangue periferico (PBMC) come patrimonio biologico personale, disponibile nel tempo. Conservare oggi non significa disporre già di una terapia, né che le cellule conservate siano utilizzabili in studi come L.U.C.Y.: significa preservare una risorsa che potrà, in futuro, e solo se la ricerca, la regolamentazione e la valutazione clinica del singolo caso lo renderanno possibile, rappresentare un punto di partenza per applicazioni di medicina personalizzata. È una possibilità futura da valutare con rigore, non una promessa.
Uno sguardo al futuro della medicina personalizzata
Il Progetto L.U.C.Y. si inserisce in una traiettoria più ampia della ricerca biomedica, quella della medicina rigenerativa e delle terapie cellulari costruite a partire dal materiale biologico del singolo paziente. È una direzione che richiede tempo, verifiche cliniche solide e un dialogo trasparente con il pubblico, evitando sia l’eccesso di entusiasmo sia la sottovalutazione dei risultati preliminari. Seguire con rigore l’evoluzione di studi come questo è, per EternaCell, parte del proprio ruolo di osservatore competente in un campo in continua trasformazione.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un medico specialista.
Fonti
- Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS — fbov.org/news-e-focus/in-evidenza/349-lucy
- ClinicalTrials.gov, studio NCT04339764 — clinicaltrials.gov/study/NCT04339764
- Osservatorio Terapie Avanzate — osservatorioterapieavanzate.it
- National Eye Institute (NIH) — Clinical Trial Highlight: Stem Cell Transplants for Dry AMD — nei.nih.gov
- ANSA — “In Italia lo studio su staminali ‘riprogrammate’ per la cura della maculopatia” — ansa.it (