Retina e cornea da cellule riprogrammate: cosa hanno dimostrato finora gli studi in oftalmologia.

Nel 2014 un team giapponese ha trapiantato in una paziente con degenerazione maculare un foglietto di epitelio pigmentato retinico ottenuto da iPSCs autologhe; a quattro anni l’innesto risultava ancora stabile, senza eventi avversi correlati al trapianto. Dieci anni dopo, un altro team ha pubblicato su The Lancet un dato clinico molto interessante ottenuto con questa tecnologia in oftalmologia: miglioramento visivo in tre pazienti su quattro affetti da danni corneali. Sono due risultati diversi, ottenuti con due strategie diverse, e insieme dicono qualcosa di concreto su quanto sia già arrivata la ricerca in questo campo.

Il cambiamento in corso

A differenza di cardiologia e neurologia, dove le prime approvazioni regolatorie al mondo sono arrivate nel 2026, in oftalmologia il risultato più diretto resta un caso pubblicato quasi un decennio prima, nel 2017 — un dato più vecchio nel tempo, ma non per questo meno solido, che continua a essere un riferimento per tutta la ricerca successiva in questo campo.

Da un prelievo di sangue a una cellula retinica

Anche in questo caso il punto di partenza è un monocita da sangue periferico, riprogrammato allo stato pluripotente tramite i fattori di Yamanaka e differenziato — a seconda del bersaglio — in cellule dell’epitelio pigmentato retinico (RPE) o dell’epitelio corneale.

Cosa mostra oggi la letteratura

Il risultato più duraturo nel tempo resta quello di Mandai e colleghi: nel 2014 un’équipe giapponese guidata da Masayo Takahashi ha eseguito il primo trapianto al mondo di RPE derivato da cellule riprogrammate, in una persona con degenerazione maculare essudativa. Pubblicato su NEJM nel 2017, con un follow-up di quattro anni: sopravvivenza stabile dell’innesto, nessun evento avverso significativo. È un caso singolo — non uno standard di cura — ma resta il precedente pubblicato con il periodo di osservazione più lungo tra tutti quelli citati in questa serie.

Quel risultato sta per essere ripreso su scala più ampia dal Progetto L.U.C.Y. (Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS, in collaborazione con il National Eye Institute statunitense): il primo studio clinico italiano di terapia cellulare per la degenerazione maculare secca (atrofia geografica) per la quale non esistono oggi terapie in grado di ripristinare il tessuto retinico perduto. I responsabili del progetto stimano un’ulteriore decade prima di arrivare a una terapia consolidata; i primi interventi sono attesi nel 2027 — il progetto non ha quindi ancora trattato pazienti.

Un ulteriore dato interessante, per numero di pazienti e qualità della pubblicazione, arriva invece da Osaka: Soma, Nishida e colleghi hanno pubblicato su The Lancet nel 2024 il primo studio nell’uomo su epitelio corneale ottenuto con questa tecnologia, trapiantato in quattro pazienti con deficit di cellule staminali limbali. Miglioramento visivo in tre casi su quattro, nessun rigetto significativo a due anni di follow-up (monitoraggio esteso fino a 104 settimane), metà dei pazienti con basse dosi di ciclosporina e metà senza immunosoppressione oltre ai corticosteroidi.

Più a monte nella pipeline, DSP-3077 (Sumitomo Pharma) applica foglietti retinici 3D alla retinite pigmentosa: Fase 1/2a, primo paziente nel 2026, designazione di farmaco orfano dalla FDA (ClinicalTrials.gov NCT06891885). Uno stadio molto precoce, utile solo a mostrare che il campo si muove anche oltre la maculopatia.

Cosa è già possibile, e cosa no

  • Precedente clinico pubblicato (autologo): Mandai et al., caso singolo, follow-up 4 anni, NEJM 2017 — non uno standard di cura.
  • Sperimentazione clinica in avvio (autologo): Progetto L.U.C.Y., primi interventi attesi 2027, nessun paziente trattato a oggi.
  • Sperimentazione clinica pubblicata (allogenico): Soma/Nishida et al., 4 pazienti, Lancet 2024 — il dato più solido dei tre ambiti trattati in questa serie.
  • Fase iniziale (allogenico): DSP-3077, Fase 1/2a, nessun dato di efficacia ancora disponibile.


Perché il tempo del prelievo può avere un razionale biologico

Le cellule crioconservate preservano sostanzialmente le caratteristiche biologiche presenti al momento della raccolta, grazie all’arresto dell’attività metabolica alle temperature di conservazione. Da qui deriva il razionale prospettico di raccogliere materiale biologico in età più precoce, potenzialmente meno esposto all’accumulo di alterazioni somatiche associate all’età, all’ambiente o all’insorgenza di patologie. Il caso Mandai documenta invece un aspetto distinto: la possibilità concreta di generare iPSC autologhe e utilizzarne derivati cellulari in ambito clinico. Con due risultati pubblicati a dieci anni di distanza, su due tessuti diversi dell’occhio, la domanda aperta riguarda la prossima tappa: il Progetto L.U.C.Y. porterà entro il 2027 nuovi dati su pazienti italiani con degenerazione maculare, in un campo che ha già mostrato di poter produrre risultati concreti sia nel breve sia nel lungo periodo.

EternaCell

EternaCell è una realtà biotech/biobanking svizzera con sede a Lugano, attiva nella conservazione di cellule autologhe (PBMC) tramite un unico prelievo venoso, con processamento e crioconservazione — da 10 a 30 anni — presso Swiss Stem Cells Biotech (SSCB), biobanca ticinese accreditata FACT-NetCord e certificata GMP. Le fonti citate in questo articolo sono pubbliche e verificabili. Non proponiamo un modello unico di collaborazione: ogni percorso si costruisce sulle esigenze specifiche dello specialista o della struttura, dal semplice confronto scientifico ad accordi più strutturati. Per chi fosse interessato — nessun impegno, solo un confronto tra professionisti — è possibile compilare il modulo di contatto a questo Link.

Fonti:

1. Mandai M. et al. “Autologous Induced Stem-Cell–Derived Retinal Cells for Macular Degeneration.” NEJM, 2017. DOI: 10.1056/NEJMoa1608368.

2. Follow-up a 4 anni del caso Mandai — ScienceDirect, 2019.

3. Progetto L.U.C.Y. — Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS, convegno “Regenerative Ophthalmology for Retinal Disorders” (2026).

4. Soma T., Oie Y., Takayanagi H. et al. “Induced pluripotent stem-cell-derived corneal epithelium for transplant surgery.” The Lancet, 2024;404(10466):1929-1939. DOI: 10.1016/S0140-6736(24)01764-1.

5. Sumitomo Pharma America, trial DSP-3077 per Retinite Pigmentosa — ClinicalTrials.gov NCT06891885.