Un neurologo che segue pazienti con malattia di Parkinson ha a disposizione una nuova terapia approvata — sia pure in Giappone, in modo condizionato — che non gestisce i sintomi ma sostituisce le cellule perse. Non è un trattamento ad oggi disponibile in Europa. Ma il fatto che esista sposta la domanda, per il resto del mondo, da “se” a “quando e a quali condizioni”.
Il cambiamento in corso
Il 6 marzo 2026 il Ministero della Salute giapponese (MHLW) ha concesso l’approvazione condizionata e a tempo determinato (sette anni) di Amchepry (INN: raguneprocel), sviluppato da Sumitomo Pharma e Racthera in collaborazione con il gruppo di Jun Takahashi al CiRA dell’Università di Kyoto. L’indicazione è il miglioramento dei sintomi motori in pazienti con Parkinson che rispondono in modo inadeguato alle terapie farmacologiche esistenti, levodopa inclusa. È la prima terapia rigenerativa da iPSCs al mondo ad aver ricevuto un’approvazione regolatoria per qualunque indicazione.
(La commissione consultiva del MHLW aveva raccomandato l’approvazione il 19 febbraio 2026; l’approvazione formale è avvenuta due settimane e mezzo dopo.)
Da un prelievo di sangue a un neurone dopaminergico
Il principio è lo stesso alla base di tutta la piattaforma iPSCs: una cellula adulta — in genere un monocita da sangue periferico — viene riprogrammata fino a uno stato pluripotente tramite i fattori di Yamanaka (Nobel 2012), e poi indirizzata a differenziarsi in progenitori neurali dopaminergici, le cellule che nel Parkinson vengono progressivamente perse nella substantia nigra.
Cosa mostra oggi la letteratura
Il trial alla base dell’approvazione di Amchepry è stato condotto in modo indipendente dall’Ospedale Universitario di Kyoto e pubblicato su Nature nel 2025: sette pazienti tra i 50 e i 69 anni, trattati con progenitori dopaminergici da linea di donatore selezionata per omozigosi HLA. Le cellule sono state trapiantate bilateralmente nel putamen mediante chirurgia stereotassica, cioè nella regione dello striato che riceve normalmente le proiezioni dopaminergiche provenienti dalla substantia nigra e che, nel Parkinson, risente della perdita di questo input. Il tacrolimus è stato utilizzato come unico immunosoppressore e il follow-up è stato di 24 mesi. Il profilo di sicurezza è risultato favorevole (72 eventi avversi lievi e un caso moderato di discinesia su un totale di 73), con segnali di miglioramento motorio. Un secondo lavoro dello stesso gruppo, pubblicato su Cell Stem Cell nel 2025, ha analizzato nel dettaglio la risposta immunitaria: nessun rigetto clinicamente rilevante indipendentemente dal grado di compatibilità HLA, sotto immunosoppressione moderata — pur con un test di laboratorio ad alta sensibilità che ha rilevato una certa attivazione linfocitaria nei riceventi con maggiore incompatibilità. È un dato che va letto con precisione: la tolleranza osservata è clinica, non un’assenza completa di risposta immunitaria a livello cellulare.
Sul fronte autologo, Oryon Cell Therapies ha reso pubblici, tramite comunicato stampa, dati intermedi di uno studio di Fase Ib/IIa su neuroni dopaminergici autologhi condotto in collaborazione con Harvard/Brigham, con miglioramenti motori riportati tra il 29% e il 62%. Sono dati aziendali preliminari, non ancora una pubblicazione peer-reviewed, e una Fase III non è prevista prima del 2027-2028.
Su un fronte diverso, sempre allogenico, un gruppo giapponese ha pubblicato su Nature Medicine nel 2026 i risultati di un trial di Fase 1 sul trapianto di progenitori neurali derivati da iPSCs (ottenute originariamente da sangue cordonale di un donatore sano) in quattro pazienti con lesione midollare subacuta: profilo di sicurezza favorevole e miglioramento funzionale in due casi su quattro. È un’indicazione diversa dal Parkinson, ma mostra quanto il campo si stia muovendo su più fronti in parallelo.
Un filone di ricerca completamente diverso, questa volta preclinico, arriva dal Cedars-Sinai: cellule immunitarie “ringiovanite” derivate da iPSCs hanno mostrato un miglioramento di parametri cognitivi in modelli murini di invecchiamento e Alzheimer. Non è una terapia sostitutiva di cellule, ma un intervento sul sistema immunitario — un’ipotesi interessante, documentata per ora solo nel topo.
Cosa è già possibile, e cosa no
- Approvato: Amchepry, allogenico, Giappone, condizionato — non disponibile fuori dal Giappone.
- Sperimentazione clinica: Oryon (autologo, dati preliminari aziendali, non peer-reviewed); progenitori neurali da iPSC in lesione midollare (allogenico, Fase 1, pubblicato).
- Preclinico: immunomodulazione da iPSCs in modelli murini di Alzheimer.
Perché il tempo del prelievo può avere un razionale biologico
Le cellule conservate oggi mantengono le caratteristiche biologiche che avevano al momento del prelievo: la crioconservazione ne blocca, di fatto, l’invecchiamento biologico. È materiale per definizione compatibile, perché proprio del paziente. Non è, oggi, il percorso regolatorio che porta all’unica terapia approvata in quest’area — che resta allogenica — ma un’opzione conservata in attesa che il fronte autologo, oggi il più preliminare dei tre descritti qui, maturi.
Se il trial di Kyoto ha dimostrato che una terapia cellulare per il Parkinson può funzionare, e se il fronte autologo (Oryon) sta muovendo i primi passi clinici proprio ora, la domanda che resta aperta è quanto tempo ci vorrà perché le due strade — allogenica, già approvata, e autologa, ancora preliminare — arrivino a un confronto diretto sugli stessi endpoint.
EternaCell
EternaCell è una realtà biotech/biobanking svizzera con sede a Lugano, attiva nella conservazione di cellule autologhe (PBMC) tramite un unico prelievo venoso; il processamento e la crioconservazione — da un minimo di 10 a un massimo di 30 anni — avvengono presso Swiss Stem Cells Biotech (SSCB), biobanca ticinese accreditata FACT-NetCord e certificata GMP. Il Direttore Scientifico è il Prof. Angelo Luigi Vescovi, tra gli scopritori delle cellule staminali neurali nel cervello adulto dei mammiferi. Le fonti citate in questo articolo sono pubbliche e verificabili. Non proponiamo un modello unico di collaborazione: ogni percorso si costruisce sulle esigenze specifiche dello specialista o della struttura, dal semplice confronto scientifico ad accordi più strutturati. Per chi fosse interessato — nessun impegno, solo un confronto tra professionisti — è possibile compilare il modulo di contatto a questo Link.
Fonti:
1. Sawamoto N., Doi D., Nakanishi E. et al. “Phase I/II trial of iPS-cell-derived dopaminergic cells for Parkinson’s disease.” Nature, 2025;641:971–977. DOI: 10.1038/s41586-025-08700-0.
2. Morizane A., Yamasaki E., Shindo T. et al. “Control of immune response in an iPSC-based allogeneic cell therapy clinical trial for Parkinson’s disease.” Cell Stem Cell, 2025;32(9):1346-1355. DOI: 10.1016/j.stem.2025.07.012.
3. Comunicati Sumitomo Pharma / RACTHERA e Cuorips sull’approvazione MHLW, 6 marzo 2026.
4. Oryon Cell Therapies — dati Fase Ib/IIa, comunicato aziendale (Reuters, 23/03/2026; FirstWord Pharma) — non peer-reviewed.
5. Sugai K., Tsuji O. et al. “An iPSC-derived neural progenitor cell therapy for subacute spinal cord injury.” Nature Medicine, 2026.
6. Studio Cedars-Sinai su cellule immunitarie riprogrammate e invecchiamento cerebrale — modello murino.